Vini Scirto: passioni condivise.

Vini Scirto: passioni condivise.

C’erano un nonno e suo nipote fermi davanti “a culonna” di Passopisciaro: aspettavano che i forestieri si fermassero per vender loro vino sfuso dell’Etna. Si facevano grandi affari ai tempi. Tutte le ore con la schiena china nella vigna ripagavano in denaro e soddisfazioni. E due generazioni divise da 60 anni si trovavano a condividere la stessa passione per la terra, a correre pei filari, a girare attorno agli alberelli.
I cicli lunari hanno rischiarato il cielo innumerevoli volte, il sole ha accecato la terra e piccole foglie di verde vestite hanno adornato fusti di vite. Giuseppe non ce l’ha fatta a liberarsi di quel mondo, non se l’è sentita di abbandonare le figlie del nonno, non ha ceduto al richiamo dei piccioli. E con la zappa in mano se ne va ogni giorno a restituire valore a quel fazzoletto di terra che lo tiene legato a Don Pippinu. Ma-vi garantisco- non è questa la cosa più poetica e destabilizzante della storia. Perché di storia ce n’è un’altra, ancora più profonda, attuale, contemporanea e realistica, una storia ancorata al motore del mondo, quel catorcio denominato Amore che ci ostiniamo a pretendere come propulsore delle nostre vite. E non contenti della versione base, esigiamo quell’ingranaggio particolare per aumentare la percentuale della sua durata. E vogliamo necessariamente il modello Passione Condivise. Così si chiama. A giudicare dalla sua performance nella vettura Giuseppe-Valeria-Vini Scirto, devo ammettere che la pretesa non è poi così astrusa: d’altronde, nel 2015 un po’ di tecnologia avanzata è giusto accaparrarsela! Ma, sapete, non a tutti garba quel tecno-quid in più. Giuseppe e Valeria preferiscono la sapienza delle proprie sole mani, la forza delle braccia, la delicatezza delle dita che sfiorano pampini, legano rami, diradano infiorescenze, raccolgono grappoli. E gli acini viola di Nerello, quelli d’avorio di Carricante, quelli scolpiti da pennelli di piccoli geni di nicchia dell’enopainting etneo (tali Cappuccio, Catarratto, Grecanico e Minnella), si chiedono se la propria esistenza valga tutto quelle cure, tutto quell’amore. Faranno loro abbastanza? E per uscire dalle ambasce decidono di restituire con il loro massimo splendore. E se ne sbattono di muffe, funghi e umidità ché tanto, loro, non li infastidisce nessuno tranne un paio di volte l’anno, quando Giuseppe e Valeria ne truccano la chioma con zolfo e rame. Ma non è che accada sempre, sia chiaro, ché loro non amano imbrattarsi il viso: novantenni con allure innato che rifuggono dalla chirurgia estetica, dagli artefatti di sintesi. Queste sono le viti da cui sgorga il nettare dei Vini Scirto. Non è solo la composizione del dna, però, a determinarne la giovinezza e il turgore, mi pare ovvio. È che loro fanno vita sana, crescono su terreni naturalmente fertili, non sgomitano con quella pettegola della gramigna e si godono il profumo delle zagare d’ulivo, l’aria che ne scolpisce le chiome, i silenzi di Giuseppe e Valeria che le osservano stregati. Perché due giovani che si fanno risucchiare dal vortice dell’agricoltura, una coppia che fa della viticoltura il suo progetto di vita, o sono folli o li ha sedotti l’Etna. O tutte e due. Ah, dimenticavo che Giuseppe e Valeria sono allergici alle graminacee e alle zagare d’ulivo ma questo è solo un dettaglio di poco conto: che sarà mai “qualche” starnuto ogni tanto!
A Feudo di Mezzo e a Porcaria, nella culla del vino dell’Etna, ci sono innumerevoli pezzi di vigna; nomi, cartelli, personaggi, estimatori e contadini; viti e vigne, terrazze e filari. In fondo ci sono loro, gli alberelli di Giuseppe e Valeria, i Vini Scirto, il rosso A Culonna, il bianco Don Pippinu. Un bianco che se assaggi quello del 2010 -la prima annata di produzione- dici “ma che, davvero?”, oppure stai zitta e ti togli il cappello anche se non ce l’hai: 13°, 18 mesi d’acciaio e poi in bottiglia. Il rosso -che di gradi ne fa 14.5- di mascalese (90%) e cappuccio (10%) vuol confondere con quel divorzio da se stesso: una parte in botti grandi e l’altra in barrique per una separazione da 18 a 24 mesi e un ricongiungimento in bottiglia per altri 6.
La storia dei Vini Scirto, tuttavia, è più semplice di tutte le mie macchinazioni retoriche: 2,5 ha allevati da un uomo e una donna (la somma credo faccia due, due soltanto) scovati nel giardino segreto di un cordone di lava. È lei che fa il fiocco a un pacchetto regalo più simile a uno scrigno dorato che a cartone di bassa lega.

Marzia Scala

 

SCHEDA TECNICA

ETTARI  2,5    
BOTTIGLIE PRODOTTE  5000 (4000 rosso, 1000 bianco)
ESPOSIZIONE VIGNETI: mista
SUOLO: vulcanico
SISTEMA DI ALLEVAMENTO: alberello
DISERBO: manuale
USO COMPONENTI CHIMICHE IN VIGNA: zolfo e rame
LIEVITI: indigeni
VENDEMMIA: manuale, inizio ottobre
CONSULENZA ENOLOGICA: Giuseppe Scirto, Valeria Franco
FILTRAZIONI: microfiltrazione solo se necessario
CHIARIFICHE: no
CERTIFICAZIONE BIOLOGICA: no
CERTIFICAZIONE o UTILIZZO BIODINAMICA: no
USO COMPONENTI CHIMICHE IN CANTINA: no
QUANTITA’ DI SOLFOROSA ANTE IMBOTTIGLIAMENTO: lievissima