Sotto il vulcano trail

Sotto il vulcano trail

 

Non avrei potuto dimenticare. Il ricordo batte forsennatamente: picchia allo stesso ritmo dei battiti martellanti del mio cuore, s’insinua tra i respiri del diaframma incanalandosi tra le narici aperte, si mescia al liquido sinoidale di ginocchia sull’orlo di una crisi di nervi e scende a sobbalzi di urti violenti intermezzati da morbidi passi felpati sulle caviglie forti che resistono ai colpi accesi del peso del corpo. E, infine, ritorna tutto questo arzigogolato pensiero sulle punte di polpastrelli che fremono al disio di pigiare sui testi neri di una tastiera ferma.

Ferma. Trepidamente immobile davanti allo start di una giornata che presagiva tempesta. Spogliata di vesti eccessivamente precauzionali, benedetta da un inno al movimento avallato da un tiepido sole, mi sono incamminata per l’ultima tappa del Trail Sicilia Challenge. Il 10 dicembre, a Calatabiano, dal livello marino zero, siamo partiti in 200 per raggiungere un traguardo atteso un anno che ha scandito i nostri tempi in 8 gare strepitose di grande spessore sportivo, amichevole, naturalistico, culturale e culinario. 8 competizioni tra i luoghi più inesplorati e suggestivi di un’isola da scoprire centellinando i sassi, le rocce, i monti.

Calatabiano è stata dura, come era giusto che fosse. Come ci aspettavamo. Salite di un ripido sconfortante su argilla compatta, a tratti scivolosa, tra i monti verde ulivo, tra un fiume asciutto e discese che lasciarsi andare è stata una goduria immensa. Le mie discese. Quelle che fanno cambiare il corso della mia gara, quelle in cui raggiungo e supero quanti mi hanno sorpassata in salita lasciandomi con grande amaro in bocca.

 Questo è stato il mio primo campionato disputato quasi totalmente per intero. Ne consegue che i percorsi fossero per me assolutamente sconosciuti: per quanto eloquenti fossero le altimetrie non riuscivo mai a farmi un’idea di ciò che mi aspettava e, forse, non volevo neanche concedermi questo ragionamento desiderosa di rimanere ignara di un destino sorprendentemente accattivante. E, ogni volta, l’adrenalina del non sapere mi ha consentito parentesi d’incredibile valore: emozioni sempre diverse che mi hanno trascinata alla fine di ogni tappa con un sorriso perenne stampato sulle labbra.

Labbra asciutte, saliva mista a polvere e fango, mani graffiate dai rovi, scarpe strappate e senza più suola. E questo saliscendi interminabile che crea opportunità per chi una gara la sa gestire. I tempi, i liquidi, le riserve alimentari. E mai che non ci fosse un ristoro super fornito o personale non competente. Questa volta c’erano anche i defibrillatori. E la segnaletica che qualcuno dice sia fatta male -forse quel qualcuno se la cerca come scusa…potrebbe essere? -  ma io non mi sono persa mai, sono solo stata attenta. Mi diverto e mi metto alla prova perché ogni tanto mi serve quella dose di difficoltà che serve a nutrire la mia autostima, che serve a provare di nuovo, ad andare avanti, a migliorarsi, a sentirsi bene e anche un pochino sperti, come diciamo dalle mie parti. E poi vuoi mettere che alla fine delle dodici fatiche di Ercole ti puoi rimpinzare di carboidrati e piatti preparati con la solidarietà e la generosità di tutti? Pane condito caldissimo e fragrante con pepato fresco e pomodori secchi, paté di verdure che sembrano ancora turgide, maccheroni al sugo, olio evo e dolci per tutti i gusti. Dulcis in fundo-per rimanere in tema- premi a base di lava e di vini dell’Etna, la reale protagonista della gara.

Questo correre e inerpicarsi è una continua grande illusione che ti fa credere che arrivati in cima sia finito il sacrificio mentre quella è solo la punta di un iceberg in mezzo a una distesa di ghiacciai. E così, anche stavolta, dopo una fallace autostrada in pianura, lo scherzetto finale come da sceneggiatura: non era una cosa che si può definire salita tant’è che neanche la mia compagna ha potuto superarmi come fa di solito in questi casi; non era una scarpata e non era nulla che la mente di una che si è appena fatta 24 km possa immaginare. Era solo il tragitto che porta in cima al castello di Calatabiano. Poi l’altrettanto estenuante, terribile pendio prima dell’arrivo, quello vero.

Allora ci vediamo l’anno prossimo, che altro dire!

 

 

 

trailsiciliachallenge.it

 

21-12.-17

Marzia Scala