Quando ti scoppia il cuore Etnatrail 23 luglio 2017

Quando ti scoppia il cuore Etnatrail 23 luglio 2017

Quante volte ci hai pensato che ti sarebbe scoppiato il cuore? Quante volte hai immaginato che quel muscolo pulsante non avrebbe retto il colpo? Quante volte hai sentito un tonfo, una caduta, il rumore sordo dell’animo affranto che si schianta nell’abisso di te stessa? E, poi, quanti gli attimi di esplosione vera dei mille colori della gioia, del caleidoscopio d’adrenalina, dell’eccitazione che scompiglia?

Non è stata la salita più dura mai provata. Non è stata una sorpresa. Lei giungeva dopo una lunga autostrada tra la ruggine del bosco, le foglie di chiome titillanti e la consapevolezza di aver percorso quasi metà strada. Capofila di una ciurma lenta e affaticata costretta a tenere il mio passo, mi son trovata a lottare con i battiti impazziti che non riuscivo a stabilizzare; la fine di quella serpentina infida tra arbusti, rovi e rami a cui appendersi non riuscivo a vederla ma sapevo che non era distante, che non avrei potuto arrestare il corso di quella frazione di vita. Finché riconobbi le voci, la luce in fondo a quel tunnel in cui per la prima volta, fisiologicamente parlando, percepivo che di lì a poco mi sarebbe scoppiato il cuore.

Ultima sosta al Rifugio Citelli per ricaricarsi e seconda parte della storia.

Sollevata perché non avrei dovuto raggiungere quota 2700; pensierosa perché conoscevo il mio nemico sconfitto in battaglia l’estate precedente.  E non ti puoi fermare mentre la mente lavora su questi due concetti che si scontrano sprigionando emozioni contrastanti; cammini imperterrita tra le frasche, le rocce lisce di colate pregresse, le grotte nascoste di lava porosa, gli scalini e le pareti su cui devi arrampicarti. E vedi gente che torna indietro, che si è arresa e questo ti spinge ad andare avanti in una guerra impari tra la montagna e il corpo. Il corpo, però, non ama la solitudine: se ne va sempre corredato di una certa forza di volontà che lo determina, plasmandone le scelte.

Quando esci dal viottolo impervio, ripido e duro, ti sorprende il vento minaccioso che ulula intorno all’Etna; continui a scalare tra i banchi di verde spinoso, le chiazze di vegetazione inaspettata che splendono su tappeti scoscesi di terra nera. Miscela di grani e di sabbia in cui imprimi il peso, sposti il baricentro, trascini lo scheletro che si slancia in un continuo scavalcare che non perdona. E ogni volta che approdi più in alto Eolo ti schiaffeggia, quasi perdi l’equilibrio e la ratio; e la mente si annebbia di fatica e meraviglia finché l’istinto di sopravvivenza prevale e ritorni in te, non cedi ai precipizi, al fluire della bellezza di un’Etna come Circe che ammalia e destabilizza.

Anche la discesa arriva conficcandoti frecce di energia nuova che ti fanno diventare un canguro che balza nelle lingue di ghiaia quasi come sabbie mobili. E devi scappare: corri a più non posso per raggiungere gli altri, per superare gli ostacoli, aggirare Monte Frumento, raggiungere il solito gregge di pecore che staziona sotto gli alberi lì, dietro Monte Conca. E, allora, c’è l’ultima salita infinita a separarti dall’arrivo. E ti riscoppia il cuore milioni di volte perché sai che stai finendo, che raggiungerai il traguardo di Piano Provenzana in tempo, che avrai nuovamente alzato l’asticella portando l’ennesimo trofeo nella casa della tua autostima. E l’esplosione implode, ti riassesti e respiri, con gli occhi di fuoco e di orgoglio e il sangue che gorgoglia d’inquietudine. Ripensi ai Sartorius, all’ansia di una settimana, al riposo imposto. E ti fermi a considerare che l’Etnatrail non è per tutti, che i pazzi sono certamente quelli della 94 km ma che la follia ce l’hai anche tu dentro perché -diciamo le cose come stanno- sfidare la vulcanessa non è da tutti.

Esclusiva, potente e gloriosa. Questa è la gara che giunta alla sua settima edizione valorizza il territorio, suscita emozioni, muove circuiti e flussi di gente. I pupari dello spettacolo sono i ragazzi dell’asd Etnatrail a cui vanno i grazie di tutto l’entourage running trail internazionale.

28\7\2017

Marzia Scala